Studio Santa Marinella
giovedì 7 giugno 2012
mercoledì 6 giugno 2012
domenica 3 giugno 2012
La proposta educativa: stimolare la risposta creativa
Lavorare con i bambini significa, sempre, operare una trasmissione culturale.
Noi vogliamo farlo avendo coscienza del progetto educativo che è sotteso a questa trasmissione culturale.
Lo scopo che persegue la programmazione delle attività di questo centro estivo è quello di favorire lo sviluppo della creatività nelle sue tre fasi:
- la percezione degli stimoli intesa come moltiplicazione delle possibilità del reale ( ogni cosa può assumere molte forme - una forma, una goccia di pioggia, un sorriso);
- la stimolazione al processo creativo come risposta a un desiderio di partecipazione ai mutamenti del reale, partecipazione che trova il suo ambito di maggiore efficacia in un gruppo aperto e solidale
- la riconbinazione degli stimoli in una sequenza inedita
- stimolare le capacità percettive in relazione all'ambiente e al gruppo
- esercitare e quindi amplificare le capacità dei bambini di dare risposte creative alle situazioni che si trovano ad affrontare (risposte tanto più ampie quanto più ampia è diventata la capacità dei bambini di percepire gli stimoli e di ricombinarli in una sequenza inedita)
- armonizzazione delle capacità di ognuno all'interno del lavoro di un gruppo che si propone uno scopo condiviso, nella consapevolezza, innanzitutto nostra, poi più o meno coscientemente dei bambini, che le potenzialità di ognuno si moltiplicano nella collaborazione all'interno di un gruppo che è fortemente motivato a raggiungere uno scopo che è lo scopo di ognuno e di tutti.
La concezione dell'essere umano che proponiamo è quella che emerge dai nuovi studi che incrociano genetica e antropologia culturale. Questa concezione pone l'uomo come essere preminentemente culturale e sociale e che necessità di esercitare le sue capacità creative per poter far fronte alle sfide adattative e alle dinamiche intrapsichiche e sociali.
venerdì 1 giugno 2012
Dall'ambientazione fantastica ai laboratori espressivi rifuggendo la trappola dell'addestramento
La trasmissione culturale che viene offerta ai bambini, in maniera sempre più evidente negli ultimi anni, ha ripreso il suo carattere di un addestramento. I bambini vengono addestrati a svolgere determinati compiti in un dato modo. Poco spazio viene lasciato ad attività in cui i bambini possano sperimentare, in un rapporto diretto con l'ambiente circostante e in gruppo di pari, le loro capacità e le loro inclinazioni esprimendole liberamente, avendo come unico limite il rispetto per sè e per gli altri.
In questo centro estivo vogliamo offrire un momento di ricreazione da ogni tipo di addestramento, perché i bambini possano ri-crearsi, vivificarsi, tra loro e insieme a noi.
I laboratori espressivi non dovranno tendere al risultato, ad un prodotto specifico, al così detto "lavoretto", ma all'espressione di un'esperienza, alla sua elaborazione e la tecnica dovrà essere solo uno strumento proposto a questo fine. La funzionalità di questo strumento alle necessità espressive sarà raggiunta solo se la tecnica verrà proposta e non imposta, se il bambino si sentirà e sarà libero di utilizzarla, modificarla o rifiutarla per raggiungere uno scopo condiviso.
Se l'espressione creativa è uno dei pilastri della programmazione dell'attività di questo centro estivo, l'altra è la creazione di uno scopo condiviso tra i bambini.
Il fatto di creare uno scopo condiviso tramite un'ambientazione fantastica risponde ad uno specifico tratto umano, particolarmente accentuato nei bambini: quello di affrontare nuovi scenari, nuove sfide, che permettano alla caratteristica plasticità della mente umana di esprimersi al meglio. Essere pronti a cogliere gli stimoli esterni, in un sodalizio di immaginazione e percezioni sensoriali, e rispondere creativamente a questi stimoli in un'azione collettiva è l'avventura, la ricreazione, che vogliamo offrire ai bambini che parteciperanno al Cerchio Incantato nel parco che c'è.
Neotenia: evolversi tendendo alla gioventù.
Noi esseri umani restiamo dei cuccioli di primati che apprendono fino all’ultimo giorno, affrontando situazioni sempre nuove
da un testo di Roberto Weitnauer
Neotenia significa tendenza alla gioventù.
Il termine scientifico designa la permanenza nella forma e nelle funzioni degli organismi viventi adulti di aspetti immaturi dello sviluppo: una sorta di sindrome di Peter Pan biologica.
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| Ricostruzione dell'aspetto di un bambino di Neanderthal |
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| Ricostruzione dell'aspetto di un uomo di Neanderthal |
I tratti neotonici più evidenti nell'essere umano riguardano la carenza di peli e la testa grande in rapporto al corpo; sono fattori che ci rendono simili agli scimpanzé immaturi o anche a dei bambinoni neandertaliani, come indicano i reperti fossili e sappiamo come l'aspetto immaturo di una specie tende ad essere simile a quello immaturo della specie che la precede dal punto di vista evolutivo, mentre l'aspetto degli individui adulti tende a differire in maniera molto più marcata.
L’aspetto neotenico più rilevante nell’uomo riguarda però l’encefalo. Può fare specie sapere che, paragonato ad altri animali superiori, l’uomo possiede un cervello decisamente immaturo. Si tratta tuttavia proprio di quanto concorre a renderlo così sofisticato. Il sistema neurale umano mantiene infatti per tutta la vita una notevole plasticità residua. Questo significa che le reti nervose non maturano del tutto, assumendo configurazioni circuitali rigide, ma restano suscettibili di plasmarsi con l’esperienza, come fossero una sorta di creta da modellare.
In molte altre specie la plasticità nervosa riguarda più che altro l’inizio della vita. Il celebre etologo Konrad Lorenz mostrò come gli uccelli imparassero a riconoscere i genitori entro un lasso di tempo circoscritto. In genere, lo sviluppo cerebrale degli animali ha delle finestre critiche all’interno delle quali vengono appresi precisi comportamenti, grazie al modellamento delle reti nervose. Trascorsi gli stadi plastici, i circuiti maturano, si cristallizzano e cessano di essere plasmabili. Gli schemi di elaborazione risultano veloci ed efficienti, ma da quel momento in poi anche poco modificabili.
I movimenti dei cuccioli sono tentennanti e imprecisi perché le reti motorie non sono ancora ben configurate. I neuroni, le cellule nervose, competono tra loro e risultano ancora decisamente soprannumerari. Quelli che non riescono a fare parte di qualche rete reattiva vengono eliminati. Come si diceva, la plasticità accompagna i primi passi dei piccoli di varie specie. Il gioco in un ambiente protetto dai genitori non è altro che una serie di esperienze precoci sperimentali che sono necessarie per plasmare il cervello in una configurazione ottimale che poi tornerà utile per tutta la vita. Quando infatti l’individuo matura perde il legame parentale e affronta la vita autonomamente con un assetto cerebrale consolidato dalle esperienze iniziali.
Noi umani abbiano circuiti meno fissi, reazioni lente e meno precise e istinti non altrettanto sviluppati di quelli di molti animali. È lo scotto che dobbiamo pagare all’evoluzione neotenica per disporre di risorse elaborative sempre rinnovate in funzione degli accadimenti ambientali. In un certo senso, restiamo dei cuccioli di primati che apprendono fino all’ultimo giorno, affrontando situazioni sempre nuove. Con ogni probabilità lo dobbiamo un po’ ad alcune trisavole immature, le salamandre come Axolotl che hanno giocato con gli ormoni per diventare delle specie di Peter Pan ben adattati all’ambiente.Roberto Weitnauer
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